Cella 211 – Recensione film
di NikoElPrez90
Regia: Daniel Monzón
Sceneggiatura: Jorge Guerricaechevarría
Attori: Luis Tosar, Alberto Ammann, Antonio Resines, Marta Etura, Carlos Bardem, Manuel Morón, Luis Zahera, Vicente Romero, Fernando Soto, Jesús Carroza, Félix Cubero, Manolo Solo, Joxean Bengoetxea, Juan Carlos Mangas, David Selvas, Patxi Bisquert, Xosé Manuel Olveira, Hilario Pino, Antonio Durán, Jesus Del Caso, Pedro Piqueras, Suso Lista, Xavier Estévez
Costumi: Montes Sancho
Fotografia: Carles Gusi
Montaggio: Cristina Pastor
Musiche: Roque Baños
Distribuzione: Bolero film
Uscita Cinema: 16/04/2010
Genere: Azione
Trama:
Juan Oliver, dopo aver trovato lavoro come secondino, per approcciare al meglio col suo nuovo posto di lavoro, decide di visitare il carcere in cui dovrà lavorare.
Sfortunatamente, si ritrova lì dentro proprio durante la rivolta dei detenuti, e durante la visita viene colpito in testa da un frammento di vetro e sviene al suolo sanguinante.
I guardiani cercano di soccorrerlo portandolo nell’unica cella libera di cui dispongono: la 211.
Mentre i suoi futuri colleghi gli prestano soccorso, all’interno della struttura la situazione degenera e i carcerati prendono il controllo della situazione capitanati dal possente e rispettato Malamadre.
I secondini quindi sono costretti a scappare e lasciano l’inesperto Juan a ritrovarsi tra i detenuti al suo risveglio.
Per sopravvivere, quest’ultimo, si spaccia per un detenuto, ritrovandosi a partecipare anche lui alla rivolta insieme a i detenuti e il leader Malamadre…
Recensione:
Questa perla di Monzòn, ci invita a riflettere molto sulle condizioni in cui si ritrovano i detenuti all’interno del penitenziario di massima sicurezza.
Un’opera molto realistica, a mio parere, che riflette tutti gli aspetti negativi, il dolore che i detenuti sono obbligati a sopportare, i rischi quotidiani dei secondini e inoltre l’istinto di sopravvivenza che trasforma Juan Oliver da secondino a pseudo - detenuto.
Costui e accerchiato tra i detenuti con il timore di essere scoperto, e questa sua paura emerge negli occhi di Alberto Ammann, immedesimatosi perfettamente nella parte d’infiltrato della situazione.
L’evento chiave in cui si sofferma molto la pellicola è la morte di Elena, che sconvolge completamente la vita del protagonista, il quale, smette di fingere di essere un assassino e lo diventa realmente, nell’occasione di vendicare la sua sfortunata moglie.
Voto: 9
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