Amerika
Lunedì 26 luglio –> Lunedì 9 agosto. 15 giorni in america. Long Island, vicino Brookville. A 30 miglia da Manhattan, New York.
Tutto ciò, in college universitario (C.W. Post College), in gruppo con 10 altri ragazzi e ragazze della mia città. C’eran parecchi gruppi, sia dall’Italia, sia dall’estero. Tralasciando dettagli unicamente relativi all’esperienza sociale (che, di per se, si possono riassumere in poche parole: gente simpatica, tanta, belle ragazze, nulla di negativo), cercherò di fare un breve resoconto-diario di viaggio per spiegare cos’è l’america. Perché penso che finché non ci si viaggia non ci si rende conto di quanto ciò che si vede nei film sia davvero reale.
Primo impatto
L’america è apparenza. Tutto è enorme, tutto è esagerato. Scavando a fondo, si nota che spesso non è nulla di che. Palazzi vuoti, palazzi orrendi, materiali scadenti, e via dicendo. L’esatto opposto di Milano, per farvi fare un idea.
Il college, eccezionale da fuori, roba assurda, 9 campi da tennis, football, baseball, basket coperto e all’aperto, piscina olimpionica, palestra gigantesca, pallavolo, prati sterminati, palazzi giganteschi, biblioteca da 7 piani, etc. etc…
Entro nei dormitori: stanze oscene. Docce, oscene. Bagni, osceni. Camere, mostruosamente povere.
Questa è l’america.
La guida e i trasporti
In america non guidano male. Guidano da schifo. Uno di 10 anni guida meglio di un autista di autobus con non quanta esperienza. Sul serio. Per fare qualche esempio così, a naso: in autobus andando a Philadelphia ha tamponato un taxi. Ha preso non so quanti marcipiedi nell’uscire le varie volte dal campus. L’autobus-mini per arrivare all’aeroporto ha sbagliato un uscita e ha preso non so quanti coni di plastica spartitraffico falciandoli.
I trasporti sono, strani. In autostrada si guida pianissimo rispetto all’Italia. Già 70 miglia orarie (circa 100 km/h) sono tanto. Per gli standard italiani ed europei 70 miglia è veicoli lenti, credo.
Seconda cosa, le auto sono TUTTE dei macchinoni assurdi. Non sto scherzando. Non *esistono* utilitarie. Giuro. Non ne ho vista nemmeno una girando per non so quante strade di NYC, Philadelphia e Long Island. Tutte le auto partono minimo da un 2.4 a 6 cilindri… Oltretutto, la benzina non costa *nulla*. Roba di 30 cent/litro. Costa meno dell’acqua, quasi.
Riguardo la metropolitana e gli altri trasporti, nulla da eccepire. Anche se le stazioni della metro di NYC non mi piacciono per niente.
Cibo
Sfatiamo un mito: in america non si mangia male. Si mangia da schifo. Credo di non aver mai mangiato così male in vita mia. È comico che la gente europea dice che il McDonald è spazzatura, quando rispetto al cibo normale americano è oro. Sul serio. Il McDonald ti salva la vita. Il resto è osceno.
Facciamo qualche esempio: la coca cola costa meno dell’acqua. L’acqua ha prezzi altissimi a causa della scarsità di fonti naturali. La maggiorparte dell’acqua in bottiglia è acqua di acquedotto sterilizzata. La coca cola ha prezzi ridicoli. Inoltre, c’è da dire che la coca cola americana è molto più buona di quella italiana, e non credo sia un effetto solo psicologico.
Oltre alla coca, il resto delle bevande è da buttare. Per dire, si usa un casino l’arancia e la ciliegia. Non esiste un succo di frutta all’albicocca o alla pesca, per dire. Ma esiste la coca-cola alla ciliegia, oltre alla più famosa DrPepper.
A parte ciò, non esiste il caffè italiano. Ho sofferto per 15 giorni, arrivato a Fiumicino credo che l’unica cosa che ho pensato nella mia mente è stata quella di andarmi a prendere un caffè di corsa prima di svenire per l’astinenza.
Il caffè americano non fà schifo, è diverso. Semplicemente è proprio imbevibile
Ricorda lo scarto del nostro espresso.
Per non parlare di Starbucks. Non so alle ragazzine come fa a piacere, ma sono sicuro che se aprisse in Italia fallirebbe nel giro di pochi mesi. Mai bevuto una cosa più oscena.
Per il cibo vero e proprio invece, lasciamo perdere. Dico solo che la pasta che facevano ogni tanto era scotta. La carne aveva un sapore strano, e tutto il resto era mischiato a caso, quasi…
La lingua
L’inglese americano mi piace un casino. La pronuncia britannica è troppo scomoda. L’americano è facilissimo da capire, più “allegro” e con meno rigidità sia nelle parole che nelle costruzioni grammaticali.
La città
A prescindere dal fatto che New York non è una città, ma è un altro mondo; diciamo che le città americane sono ben diverse dalle nostre europee: le distanze enormi, la squadratura di tutte le strade, la poca densità abitativa (a parte Manhattan, ovvio, neh), la tipica disposizione di vetrine e negozi diversa dalla nostra.
Ah, e i carretti degli hotdog agli incroci.
La vita quotidiana e le assurde leggi
La routine, è diversa. Credo. A New York, a primo impatto, sembra tutto più calmo di, ad esempio, Milano. Eppure, ovviamente, la gente corre eccome. Ad ogni modo, la colazione e il pranzo son ben diversi, sia per quantità che, soprattutto, per qualità. Tutto questo, almeno a NYC.
Uh, e un piccolo accenno ai bagni: non hanno la cassetta per scaricare il WC, ma sono sempre pieni di un po’ d’acqua che poi viene aspirata. All’inizio, pensavo che tutti i bagni che vedevo erano otturati. Poi ho capito. Mi sono quasi spaventato. Ah, ovviamente scordatevi il bidet.
Leggi in america: ridicole. Patente per auto (auto = 3.000 iniezione diretta 6 cavalli 2 t di peso), a 16 anni. Maneggio e uso di armi a 17 anni, porto a 18. Poter fumare a 18 anni (no, non è come in Italia. Qui per comprare le sigarette ci vogliono documenti e tutto. Non si può fumare nella maggiorparte delle piazze pubbliche con molta gente. Le sigarette hanno prezzi estremi). Ma, il massimo: niente alcol fino a 21 anni. E anche dopo i 21, non è tutto rosa e fiori.
Se uno gira con una birra aperta in mano per la strada, arresto immediato, sia che ha 21 anni o meno.
Dai da bere alcol a un minore di 21 anni, arresto. Porti l’alcol all’interno del college o in generale di una scuola frequentata anche da minori di 21 anni, arresto ed esplusione dagli USA.
Per poter bere birra in un prato, va coperta l’etichetta con del cartone per non far vedere la marca e far capire che si tratta di un alcolico. Pazzia, what else?
Un riassunto?
Sono rimasto soddisfatto da New York, un po’ meno dall’america. Ci viaggerei volentieri (e ci tornerò parecchie volte, sia a NY che in altri posti, presumo), ma non mi sognerei mai di andarci a vivere. Credo che dopo un po’ impazzirei.
Per il resto l’america è grande, ma a volte è solo grandezza ostentata. Non realmente necessaria. E poi ci si perde sulle piccole cose.
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